Poste Italiane verso una rapida privatizzazione

Poste Italiane privatizzazione

Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre il40% di Poste Italiane verrà collocato in Borsa,ciò ne comporta la privatizzazione.Un primo passo verso la svendita?

La prossima settimana Poste Italiane depositerà in Consob il prospetto che annuncerà la collocazione in Borsa tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. L’intento, per la controllata del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è di procedere speditamente verso la privatizzazione che porterà sul mercato fino al 40% del gruppo.

In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, Lucia Todinipresidente di Poste Italiane, ha confermato che il prospetto informativo verrà depositato in Consob dopo il 10 agosto ed è già stato integrato con la nuova governance societaria approvata settimana scorsa dall’assemblea dei soci. “Lavoriamo perchè il debutto in Borsa avvenga in autunno – ha aggiunto la Todini – possiamo immaginare tra fine ottobre e inizio novembre“. La Todini ha rimarcato altresì che la scelta di fissare la soglia al possesso azionario al livello più elevato possibile, pari al 5%, è stata voluta dal Tesoro con l’auspicio di incoraggiare i grandi investitori ad acquistare quote importanti dell’azienda evitando il frazionamento del capitale. Banca del Mezzogiorno (che fa parte del gruppo Poste Italiane) entrerà nel perimetro di quotazione, rinviando ogni decisione su “come valorizzarla al meglio”, ha aggiunto la Todini che, in merito ai rumor su un suo possibile approdo alla Rai, ha affermato di stare molto bene in Poste.
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L’assemblea di Poste di venerdì scorso, presieduta dall’amministratore delegato Francesco Caio, oltre ad aver dato il via libera alla domanda di quotazione in Borsa, ha approvato il nuovo statuto che prevede tra l’altro l’ampliamento del cda.

I conti semestrali hanno evidenziato un utile netto di 435 milioni di euro, sostanzialmente raddoppiato rispetto 222 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi totali, inclusivi dei premi assicurativi, increscita del 7% a 16 miliardi di euro sospinti dal comparto assicurativo (+10,9% a 11,2 miliardi) e dalla tenuta del comparto finanziario (2,9 miliardi), che hanno più che compensato la flessione dei ricavi per corrispondenza (-6,5% a 1,9 miliardi) dovuta alla riduzione dei volumi sulla corrispondenza (-11,8%).

Un’azienda profittevole Poste Italiane che conferma il trend di crescita avuto nell’ultimo lustro anche grazie alle strategiche società controllate tra cui Sda Express Courier.

Le intenzioni del governo sono chiare: mettere sul mercato il 40% del gruppo postale. Di questa quota circa il 30% andrà al pubblico retail con una porzione corposa riservata ai 145 mila dipendenti di Poste. Il Tesoro pensa di poter così incassare circa 4 miliardi dalla privatizzazione. Briciole nel mare infinito degli oltre 2 mila miliardi del debito pubblico, nel caso fosse questa la ragione sbandierata, e assolutamente inutili nel caso si volesse racimolare della liquidità per abbassare (forse) qualche imposta o tassa. Gli oltre 400 milioni di utile netto che lo Stato incassa oggi, domani non li avrà più. Facile immaginare da dove verranno presi negli anni successivi.

Di Giuseppe Maneggio

Fonte : ilprimatonazionale

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