Il petrolio scende, ma in Italia benzina e diesel no…Ci staranno truffando?Ecco chi ci fa la “cresta” su

petrolio scende benzina
(foto: www.attivotv.it)

Petrolio scende ai minimi storici, dal 2009 non è mai costato meno, ma in Italia Benzina e Diesel non scendono.Ci staranno truffando?Chi è che ci fa “la cresta” su?

Mentre prezzi del petrolio continuano a scendere in maniera inesorabile, quelli della benzina in Italia rimangono quasi invariati.ecco perchè

Come mai il prezzo del petrolio scende in picchiata, verso o sotto i 30 dollari al barile nel 2016, mentre il costo dei carburanti alla pompa, soprattutto in Italia, segna sì differenze al ribasso ma con una lentezza non spiegabile?

A questo punto, a rigor di logica, anche il prezzo della benzina dovrebbe subire un ribasso e comportare un bel risparmio per i cittadini. Ma così non è.

Il perché è presto detto: Accise, Iva, andamento del cambio, costi di raffinazione e via dicendo. Ma andiamo con ordine.

In Italia è ormai chiaro come il sole che i prezzi al consumo siano totalmente slegati da quelli sulle materie prime.  l’Italia resta ai vertici della classifica Ue per i prezzi di benzina e gasolio, un litro di benzina insomma continua a costare in Italia quasi il 20% in più rispetto alla media europea, per il gasolio la differenza col resto d’Europa raggiunge invece il +18%.

Quindi è palese che a pesare sul prezzo della benzina non è il costo delle materie prime, bensì le tanto adorate tasse.
Ma cosa paghiamo quando acquistiamo un litro di benzina, da qualsiasi distributore?

Come riferisce IL GIORNALE :

<<Secondo i dati del ministero per lo Sviluppo Economico in Italia il prezzo industriale dei carburanti è di 0,50€ al litro (in per fetta media europea) ma il prezzo finale è di 1,50€. Le tasse che si pagano sul petrolio sono sostanzialmente di due tipi: l’Iva che grava per il 20% per un importo di circa 0,30€; e le accise che pesano per 0,73€ tra queste le più famose sono: Guerra in Abissinia del 1935, La crisi di Suez del 1956, Il disastro del Vajont del 1963, Alluvione di Firenze del 1966, Terremoto del Belice del 1968, Terremoto del Friuli del 1976, Terremoto in Irpinia del 1980, Missione in Libano del 1983, Missione in Bosnia del 1996, Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004, Crisi libica del 2011, Alluvione in Liguria ed in Toscana del 2011, Terremoti dell’Emilia del 2012.>>
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E’ chiaro quindi che, visto il crollo del petrolio, basta aumentare le accise per far rimanere quasi costante il prezzo dei carburanti, in questo modo lo stato guadagna di più senza che i cittadini se ne accorgano (in quanto non si verificano aumenti significativi del costo dei carburanti), ma semplicemente approfittando del crollo del prezzo della materia prima. Ma oltre il danno arriva anche la beffa, perché con ogni probabilità, nonostante il crollo del settore petrolifero e il conseguente ribasso dei prezzi, in Italia il costo di benzina e diesel rimarrà invariato o addirittura continuerà a salire.

Infatti come riferisce IL GIORNALE :

<<Ci sono delle tasse dormienti, accise che non sono ancora state aggiunte ma che lo saranno in futuro. La prima riguarda le clausole di salvaguardia previste per il periodo dal 1 gennaio 2015 al 15 febbraio 2016; la seconda riguarda il periodo dal 1 gennaio 2017 al 31 dicembre 2018 che secondo la legge di stabilità del 2014 dovranno portare nelle casse dello Stato 220 milioni i euro nel 2017 e 199 milioni nel 2018. La terza deriva dal Dl Competitività del 2014 che prevede un aumento delle accise negli anni 2019, 2020 e 2021 che dovrebbero portare allo Stato 140 milioni nel 2019; 146 nel 2020 e 148 nel 2021. Ovviamente sulle tasse future peserà un eventuale aumento dell’Iva che si applicherà sulle singole accise, riducendo l’impatto di qualsiasi crollo del prezzo del petrolio.>>

Ovviamente lo Stato ha bisogno di soldi e lo speculare sui carburanti è il modo più semplice per ottenerli. Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook

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