Il Petrolio scende a 55$al barile, e la benzina dovrebbe costare 90 centesimi al litro.Qualcosa non torna

prezzo attuale barile petrolio

Il prezzo dei carburanti dovrebbe essere proporzionale al prezzo di un barile di petrolio, ma non è così. Qualcosa non torna

Se si pensa al fatto che il prezzo del petrolio al barile, nel 2014 toccò i 105 dollari e la benzina costava dagli 1,80  ai 2 Euro, in proporzione ora, con un prezzo al barile intorno ai 55 dollari  essa dovrebbe costare intorno ai 90 centesimi al litro. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Lo sappiamo tutti ormai, in Italia la maggior parte delle cause di un prezzo finale così alto è dovuto alle accise e dall’IVA.

Le accise però sono una costante che va aggiunta al prezzo finale, quindi il prezzo dei carburanti dovrebbe comunque subire una variazione consistente in base al prezzo al barile del petrolio. Chi ci fa la “cresta” su?

Per chi non lo sapesse, le accise sono un tipo particolare di imposta che colpisce un bene nel momento in cui viene consumato, e gravano per buona parte sul prezzo finale, anche di più dell’intero prezzo industriale. L’IVA, al 22 per cento, completa l’opera.

Ma vediamole queste accise:

  • 0,000981 euro: finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,00516 euro: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;
  • 0,0511 euro: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,0387 euro: ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro: finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 0,0114 euro: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro: acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro: terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro: terremoti dell’Emilia del 2012.

Il totale di suddetti incrementi dell’accisa, stabiliti prima dal Regno d’Italia e poi dalla Repubblica Italiana, ammonta a circa 0,41 euro (0,50 euro IVA inclusa). Da precisare che dal 1999 un decreto legislativo permette alle varie Regioni di imporre una accisa autonoma sulla benzina.

A tutto questo si somma la cosiddetta imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale a 72,42 cent per litro per la benzina verde e 61,32 cent per il gasolio IVA esclusa. Aggiunta anche questa, al 22%, si ottengono 88,35 cent nel primo caso e 74,81 cent nel secondo.

Le accise, anche quelle più vecchie, sono state inserite per reperire nuovi fondi e poi lasciate lì, quasi a stagnare, in modo che su quelle entrate si potesse contare anche quando le reali motivazioni erano ormai concluse. Dopotutto perché annullare una voce delle entrate che permette di avere maggiori fondi e che risulta essere lì da anni?

La prima nacque nel 1935 per opera di Mussolini che con 1.90 lire finanziava la Guerra in Abissinia. Il 5 maggio del 1936 il conflitto giunse a termine, ma qualcuno potrebbe non aver avvisato lo Stato Italiano che ancora conta un’accisa con questa motivazione. Non è l’unica, ma è la più vecchia. Sono molte le accise che non hanno più senso di esserci vuoi perché hanno concluso il loro compito, vuoi perché la situazione che finanziavano non è più in essere.

Pensare che se però è un cittadino a firmare un documento adducendo a una richiesta di denaro, rimborso o che altro, per questioni che non sono più in auge, si rischiano pesantissime sanzioni. Invece lo Stato può.

E fortuna vuole che non siamo parte dell’Impero Romano, che altrimenti tra guerre Puniche, Vallo di Adriano e invasione della Tracia avremmo avuto un bel po’ di accise in più…

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Tratto da: informazionebycuriosity

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9 thoughts on “Marcello Foa: Ecco come entro 5 anni ci porteranno via tutto, casa e risparmi

  1. Appoggierei pienamente per l’uscita dall’Europa qualora l’Italia avesse una procedura d’infrazione per una questione di dignità nazionale.

  2. Per rimanere nell’euro , il governo tedesco deve necessariamente cambiare indirizzo politico nei confronti dei paesi membri. Le alleanze sonò sopratutto politiche e nel caso specifico un,unione che tenga sempre presente l’esigenze degli alleati. Partecipazione’ collaborazione ed infine la moneta unica. Un saluto

  3. Un Grande STATISTA e che quel DI PIETRO per la sua bramasia con. Accordi americani fece di tutto per eliminarlo.Sfruttando il momento si fece eleggere e,addirittura fondo’ un partito politico. Dovrebbe dirci ancora della mercedes e dei 100 milioni di lit. incassati all,epoca e quanti appartamenti sono in suo possesso e il figlio lo mise in Regione ma indagato ma la Procura nulla fece. CANI E CANI NON SI MANGIANO ed ha inguaiati noi ITALIANI con l,allontanamento di CRAXI perché purtroppo i P.M quando sbagliano non vanno in galera ma promossi vedi il P.M di TORTORA. Abbiamo una legge che dovrebbe far pagare i loro errori ma qualcuno di voi ha mai visto eseguire???

  4. tutto ciò che è esposto in questo blog rispecchia la pura verità , personalmente non solo la condivido ma la grido ai quattro venti ormai da troppo tempo , prima ancora che fosse costituita questa schifo di europa che altro no è che la dimostrazione di quella che è la missione del globalismo e del liberismo capitalista e cioè la riduzione in schiavitù dei popoli e la creazione di un’egemonia finanziaria a controllo del mondo intero . alla globalizzazione danno parecchio fastidio nazioni come Grecia ed Italia perchè la loro immensa cultura e storia che sta alla base della loro evoluzione le porta ad essere termini di paragone a livello di democrazia e scientifico e proprio a livello industriale e qualitativo dei beni prodotti ciò era la spina nel fianco di produzioni fatte dalle multinazionali che , proprio per definizione , non possono essere paragonate qualitativamente ; ecco perché si doveva a tutti i costi distruggere la produzione italiana e ciò é stato fatto anche con la collaborazione di governi servi venduti al capitale .

  5. Fu l’unico Statista di allora a non sbagliare che, il futuro dell’Italia nell’Unione Europea era l’inferno.
    L’Europa ci considera come noi consideriamo i Paesi del Nord Africa.

  6. Vorrei che il Governo italiano dica a chiare lettere che è la Francia che deve uscire dall’UE perché essa fa di tutto per farsi odiare da tutti gli altri stati europei.

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