Greci che mangiano gli avanzi dei profughi.L’assurdo paradosso di Ritsona

greci mangiano avanzi dei profughi

Il campo profughi di Ritsona  è situato nei pressi di Avlida (Grecia),  in una vecchia base militare dell’aeronautica greca sperduta nella campagna, fra la polvere e il fango.

Qui stanno, da marzo, settecentotrenta profughi scappati dal Medio Oriente, in attesa di documenti che li riconoscano come rifugiati politici. Una volta presentata la richiesta di asilo possono passare anche sei mesi prima di ottenere una risposta.

Quasi nessuno è partito con l’idea di restare in Grecia, ma la chiusura delle frontiere li ha sorpresi a metà del cammino verso l’Europa più ricca, bloccandoli in un limbo senza senso:  non possono proseguire, perché hanno già presentato richiesta di asilo alle autorità elleniche – e non possono tornare indietro, poiché la Turchia non li vuole.

A Ritsona il 95%  dei profughi  provengono DAVVERO dalle regioni della Siria più colpite dalla guerra civile: sono VERI poveri.

L’assurdo paradosso è che questo campo profughi è stato allestito in una regione pesantemente colpita dagli effetti della crisi economica, e molti greci, rimasti senza lavoro, faticano a procurarsi il necessario per vivere. A Ritsona si vive il paradosso del profugo che sta meglio del greco….

Lo dimostra il fatto che una piccola folla di persone ogni settimana si mettono in fila per ricevere il cibo in eccesso avanzato al campo profughi. Quando i migranti avanzano parte del cibo sono i volontari legati della chiesa ortodossa che ritirano il tutto, perché sia distribuito ai poveri.

“Io stesso sono senza lavoro – spiega il venticinquenne Adonis, mentre carica in macchina gli scatoloni con gli avanzi – In questa regione come in tutta la Grecia non c’è lavoro e la gente non ha da mangiare. Ma sarebbe un peccato se questo cibo venisse sprecato, così lo portiamo ai senzatetto.”

Intendiamoci, gettare il cibo nella spazzatura è un delitto che grida vendetta. Dar da mangiar agli affamati è viceversa un dovere morale che non sempre lo Stato greco riesce ad assolvere. In altre città sono stati i profughi stessi a portare il cibo ai senzatetto greci, raccogliendone entusiasmo e gratitudine.

Ma questo affollamento di disperazione e miseria non può che porre in luce – ancora una volta, casomai ce ne fosse ancora bisogno – l’ipocrisia di un’Europa che a parole si proclama solidale e nei fatti costringe la maggior parte dei profughi in un Paese che più di ogni altro è piegato da una crisi senza precedenti e che esso stesso è ormai alla fame. Anche questo è un peccato che grida vendetta.

Riferimento: Gli Occhi Della Guerra

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