La lezione di Assad: “ Rifugiati ? Aiutateli a rimanere in Siria”

Assad aiutate a rimanere i rifugiati in Siria

Il presidente della Siria Bashar al Assad, intervistato dalla tv tedesca ADR manda una lezione all’occidente: “Aiutate i rifugiati siriani a rimanere in Siria”.

Di Ada Oppedisano per Il Primato Nazionale :

Nella giornata di ieri il presidente della Siria Bashar al Assad è stato intervistato dalla tv tedesca ADR in un momento cruciale della guerra contro il terrorismo che ormai il governo siriano sta portando avanti per il quinto anno consecutivo. Dal 27 febbraio è stato dichiarato il cessate il fuoco, considerato da Assad “un barlume di speranza che però risulta difficile da mantenere in quanto in Siria agiscono più di cento fazioni terroristiche che hanno ciascuna differenti scopi. La cessazione delle ostilità “non è abbastanza e non è l’unica soluzione” – dichiara Assad – “la stabilità e la realizzazione di questo accordo dipende soprattutto dalle azioni di queste bande di criminali terroristi”.

“La pace è nelle sue mani”, afferma il giornalista tedesco “come fate a distinguere i terroristi dalle fazioni ribelli dell’Esercito Libero Siriano?”. Il presidente ha le idee chiare in merito: “Chiunque imbracci le armi contro i civili e usurpi proprietà distruggendo patrimoni privati e vite umane non è un ribelle, ma un terrorista e questo dovrebbe essere valido per la Siria quanto è valido per tutti i paesi del mondo, compresi quelli occidentali. Se lei fosse un “ribelle”, le direi di abbandonare le armi e di procedere con un dialogo politico nell’ottica della legalità e della costituzionalità. I veri moderati sono solo una piccola parte irrilevante che non ha alcuna influenza sul campo e molti di loro stanno passando nelle fila dell’estremismo islamico perché viene offerto loro uno stipendio e del denaro”. E per quanto riguarda i “foreign fighters”, ovvero tutti quei miliziani stranieri che giungono in Siria per arruolarsi nelle bande armate del terrorismo internazionale di stampo islamico, dichiara: “Quelle persone non sono più dei veri e propri stranieri perché più si va avanti più si integrano con i terroristi di nazionalità siriana: lavorano insieme, condividono la stessa ideologia, lo stesso modo deviato di interpretare la religione islamica”.

Il governo siriano ha convocato le prossime elezioni legislative per il giorno 13 aprile e il giornalista si domanda come sia possibile portare avanti questo tipo di attività durante una guerra civile. Il presidente della Siria ribadisce nettamente che “questa non è una guerra civile. Questa è una guerra di tutti contro il terrorismo, scoppiata con lo scopo di distruggere il paese per renderlo uno stato settario o, ancora peggio, islamico. Dove c’è il controllo del governo si può benissimo comprendere come le diverse etnie convivano in armonia e come i più disparati credo religiosi vengano professati senza alcuna limitazione delle libertà personali.” Molti politici e analisti occidentali credono che una soluzione al conflitto verrà a galla soltanto quando Assad farà un passo indietro, per ritirarsi dalla sua presidenza. “Non farò mai un passo indietro se mi viene richiesto dagli altri paesi” dichiara Assad “questo non è un affare loro, ma è una questione tutta siriana. Il popolo siriano decide chi deve essere il suo presidente, nessun altro può interferire in questioni sovrane. Il mio destino è legato soltanto alla volontà del mio popolo; io non verrò mai in Germania a dirvi chi dovrà essere il vostro presidente.”

Altro tema caldo toccato durante l’intervista è il dramma dell’emergenza umanitaria dei rifugiati, questione che tocca direttamente il continente europeo. Vediamo i nostri politici che durante i talk show televisivi provano a cercare soluzioni, parlando di dati, statistiche, rotte di fuga, mostrandoci le immagini sconvolgenti di questa tragedia, ma la risposta più chiara e definitiva l’ha data ieri Bashar al Assad: “Non sarebbe forse più umano aiutare le persone a restare nel proprio paese, a non farle scappare? Lavorando insieme contro il terrorismo, per assicurare una stabilità, ma senza interferenze. Sarebbe di certo meno costoso per tutti, più intelligente, saggio e umano. Il vero problema è che non si può parlare di ruolo dell’Europa finché i funzionari e i politici europei saranno assoggettati al volere degli Stati Uniti: ogni loro azione è un copia-incolla della politica americana. Il ruolo delle nazioni dipende dalla volontà, da cui dipende l’indipendenza. Non posso parlare di ruoli in mancanza di indipendenza d’azione politica.”
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In tono provocatorio viene chiesto al presidente siriano come lui riesca a dormire durante la notte, guardando i paesaggi apocalittici di Homs e di altre città siriane ormai rase al suolo: “Io non dormo perché devo lavorare, non perché non riesco a dormire. L’Occidente è cieco di fronte a quello che hanno compiuto gliStati Uniti in Iraq o riguardo a quello che sta accadendo in Yemen. I “ribelli” uccidono le persone, ma per voi questo non è considerato un crimine di guerra per ragioni politiche, per criteri che sono semplicemente contraddittori. Stiamo combattendo contro dieci nazioni che supportano il terrorismo e al nostro fianco, come alleati, abbiamo paesi come il Libano, l’Iran e la Russia, non solo perché questi ultimi supportano il governo siriano, ma anche e soprattutto perché conoscono il terrorismo e sanno che se dovesse prevalere, non avrà confini e frontiere; i nostri alleati difendono noi, se stessi e il mondo intero da questa minaccia, rispettando la nostra sovranità senza chiedere altro in cambio. Cosa dovremmo fare contro i miliziani che attaccano i civili con mortai, mitra e bombe? Dargli il benvenuto? C’è solo un’opzione. Fermare la loro furia assassina. Finché imbracceranno le armi, non potremo limitarci a lanciargli contro dei palloncini”. Bashar al Assad conclude così, dando una lezione alle chiacchiere inutili e prive di valore di ogni politicante e burocrate d’Europa: “Il popolo siriano non sarà mai remissivo nei confronti di qualsiasi potere esterno ed è per questo che noi siamo ancora una nazione sovrana”.

Di Ada Oppedisano

Fonte: Il Primato Nazionale :

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