La fretta di vietare il nido d’infanzia a chi non è vaccinato

 

vietare nido infanzia a chi non è vaccinato 3
Di assis.it  (associazione di studi e informazione sulla salute)

In Italia non c’è alcuna emergenza sanitaria, ma è comparsa una fretta inspiegabile per impedire ai bambini non vaccinati di frequentare gli asili o le scuole materne.

Le discussioni all’interno delle Commissioni regionali o comunali che stanno valutando l’opportunità di approvare queste norme sono paradossali: raramente ci si concentra sulle quattro malattie (poliomielite, difterite, tetano, epatite B) per le quali esiste l’obbligatorietà, ma si disserta su ruolo, efficacia, sicurezza dei vaccini in generale senza entrare concretamente nel merito della questione, che riguarda solo le quattro vaccinazioni obbligatorie (tranne che in Toscana). Il tema reale della discussione non è pertanto l’essere favorevoli o contrari ai vaccini, ma: esiste davvero la necessità di privare un bambino di un diritto fondamentale quale l’istruzione perché non è stato vaccinato con le vaccinazioni obbligatorie?

E’ utile premettere che riteniamo che le vaccinazioni rappresentino, insieme a condizioni igienico-sanitarie adeguate e possibilità di cura e accesso a un servizio sanitario universale, uno strumento utile e prezioso contro le malattie verso cui sono rivolte, e che, come tutti i farmaci, possano provocare effetti collaterali e reazioni avverse. Non è questo il punto in discussione. Dobbiamo chiederci se impedire l’accesso al nido d’infanzia a quei bambini che, per scelta dei genitori, non hanno assolto all’obbligo non rappresenti un atto discriminatorio, in netto contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, con i diritti sanciti dalla Convenzione di Oviedo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea in assenza di epidemie o di emergenze sanitarie. Si vuole impedire l’accesso a scuola a chi non ha effettuato l’antitetanica o l’antiepatite B, nonostante per queste due malattie non esista di fatto l’immunità di gregge, dato che la prima non è malattia contagiosa, e la seconda si trasmette unicamente tramite sangue, rapporti sessuali o per trasmissione verticale da madre al neonato, principalmente al momento del parto. “Al nido o alla scuola materna il rischio di trasmissione sembra del tutto trascurabile per un bambino peraltro normale”.

Richiedere l’esecuzione di queste due vaccinazioni per consentire l’accesso alle strutture educative non ha alcun senso dal punto di vista scientifico.

Al contrario sia la poliomielite che la difterite hanno caratteristiche di contagiosità tali da dover essere prese in considerazione. I valori dell’immunità di gregge, cioè la protezione indiretta che si verificherebbe quando una parte significativa di una popolazione è vaccinata e tutela anche gli individui non vaccinati o che non hanno sviluppato l’immunità, sono noti da tempo e recentemente confermati.

I dati

MALATTIA R0 Copertura vaccinale richiesta per herd immunity
Difterite 6-7 85%
Polio 5-7 80%-86%

Tabella tratta da http://www.ganfyd.org/index.php?title=Reproduction_number

In Italia i valori attuali di copertura vaccinale sono al 93,4% e garantiscono pertanto una buona sicurezza all’immunità di gruppo della popolazione per queste due malattie. I dati epidemiologici non riportano epidemie di queste patologie né in Italia, né in Europa. Non sono segnalati casi di poliomielite in Europa, dichiarata dall’OMS Regione “Polio Free” il 21 giugno 2002, anche nei Paesi con copertura vaccinale inferiore al 95%.

PAESE COPERTURA VACCINALE
Bosnia 74%
San Marino 76%
Moldavia 88%
Romania 89%
Montenegro 89%
Bulgaria 91%
Georgia 91%
Polonia 92%
Macedonia 92%
Islanda 92%
Estonia 92%
Danimarca 93%

Tabella tratta da http://gamapserver.who.int/gho/interactive_charts/immunization/polio/atlas.html

La difterite, debellata nella maggior parte dei Paesi industrializzati, ma ancora endemica in diverse aree geografiche, è presente in Europa in casi sporadici. Non sono segnalate epidemie pertanto, anche in Paesi con copertura vaccinale inferiori al 95%.

PAESE COPERTURA VACCINALE
San Marino 76%
Bosnia 82%
Moldavia 87%
Romania 89%
Macedonia 91%
Bulgaria 91%
Islanda 92%
Estonia 92%
Danimarca 93%

Tabella tratta da  http://gamapserver.who.int/gho/interactive_charts/immunization/dpt3/atlas.html

La Toscana si distingue da tutte le altre regioni perché è l’unica che avrebbe proposto-ma non ancora deciso-di estendere il divieto di frequenza del nido e della scuola materna sia ai bambini che non hanno assolto all’obbligo vaccinale sia ai bambini che non hanno eseguito tutte le vaccinazioni facoltative. Al di là di qualsiasi considerazione, che sarà occasione di una futura riflessione, sarà interessante conoscere l’opinione della magistratura qualora fossero adottate le normative sinora annunciate.
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I provvedimenti deliberati o in discussione non servono pertanto a proteggere la comunità, ma saranno visti dalle famiglie che preferiscono adottare profilassi preventive differenti per i propri figli come uno strumento inutilmente punitivo per contrastare l’esitazione vaccinale, un ricorso alla logica dell’“imposizione e obbligo” piuttosto che alla “informazione e promozione della salute” che pure erano alla base del Piano nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-14 che poneva tra gli obiettivi “il superamento dell’obbligo vaccinale alla luce delle esperienze regionali”. Inoltre, l’assenza di una formulazione commerciale contenente i quattro vaccini obbligatori o i vaccini singoli comporterà ulteriori conflitti e aumenterà la diffidenza delle famiglie, acuirà le contrapposizioni, senza risolvere altri problemi, quali la bassa adesione alle vaccinazioni “facoltative” come l’antimorbillo e l’antirosolia.

Negare ai bambini l’accesso alle comunità didattiche, ostacolare la possibilità di sviluppare in pieno quelle potenzialità di crescita e di maturazione che rimangono gli obiettivi prioritari di qualsiasi Amministratore pubblico, sono provvedimenti che possono e devono essere adottati in occasione di epidemie o di emergenze sanitarie, oggi del tutto assenti nel nostro Paese. Queste normative non solo manterranno calendari vaccinali regionali differenti, non risolveranno problemi urgenti, quali la mancanza di un’anagrafe vaccinale nazionale informatizzata, di una pronta disponibilità dei dati del Servizio di sorveglianza, di adeguati programmi di sorveglianza attiva delle sospette reazioni avverse alle vaccinazioni, di una piena attuazione alle Leggi 210/92 e 142/01 che declinano l’esistenza di “rischi e complicanze dei vaccini” e produrranno situazioni paradossali: una famiglia che si trasferirà da una regione all’altra, o addirittura da un comune a quello confinante nella stessa regione, sarà libera di mandare il figlio all’asilo o potrà ricevere un rifiuto per non avere assolto a un obbligo vaccinale che non esiste nella maggior parte dei Paesi europei solamente in base al certificato di residenza.

[1] BARTOLOZZI G VACCINI E VACCINAZIONI MASSON2002 PAG 241
[2] INFECTIOUS DISEASES OF HUMANS: DYNAMICS AND CONTROL. BY R.M. ANDERSON AND R.M. MAY, 757 PP. OXFORD: OXFORD UNIVERSITY PRESS, 1991.
[3] HTTP://WWW.GANFYD.ORG/…=REPRODUCTION_NUMBER
[4] HTTP://WWW.SALUTE.GOV.IT/…ALLEGATI_0_FILEALLEGATI_ITEMFILE_3_FILE.PDF
[5] HTTP://GAMAPSERVER.WHO.INT/GHO/INTERACTIVE_CHARTS/IMMUNIZATION/POLIO/ATLAS.HTML
[6] HTTP://GAMAPSERVER.WHO.INT/GHO/INTERACTIVE_CHARTS/IMMUNIZATION/DPT3/ATLAS.HTML
[7] HTTP://WWW.SALUTE.GOV.IT/IMGS/C_17_PUBBLICAZIONI_1721_ALLEGATO.PDF
[8] HTTP://WWW.SALUTE.GOV.IT/…ULTERIORIALLEGATI_ULTERIOREALLEGATO_0_ALLEG.PDF
[9] HTTP://WWW.EUROSURVEILLANCE.ORG/…/EE/V17N22/ART20183.PDF

Fonte: assis.it 

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