Il ruolo dei Media nelle epidemie programmate (dalla meningite al morbillo)

Il ruolo dei Media nelle epidemie programmate (dalla meningite al morbillo)

Le epidemie ad orologeria: dopo la meningite ecco il morbillo. La propaganda sui vaccini è sempre più incalzante, impara dai propri errori ed evolve.

Di Nitpicker per luogocomune.net

La propaganda sui vaccini è sempre più incalzante, impara dai propri errori ed evolve.

Vale la pena riassumere cosa è successo riguardo alla meningite fra la fine del 2016 e l’inizio di quest’anno per poi fare un confronto con quanto accade oggi col morbillo.

Nell’aprile del 2016 Il Sole 24 Ore pubblica un articolo sulla decisione della GlaxoSmithKline di incrementare gli investimenti, 600 milioni di euro in quattro anni, per lo sviluppo commerciale del vaccino meningococcico prodotto negli stabilimenti toscani della multinazionale.

Curiosamente l’annuncio viene preceduto da articoli di testate locali (ad esempio Il Tirreno) e da un approfondimento sulla meningite ad opera del Prof. Carlo Contini, Ordinario di Malattie Infettive del Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Ferrara, dove si parla senza mezzi termini di “epidemia” in corso in Toscana.

Nei mesi successivi i media nazionali cominciano ad alimentare la paura dando minuziosamente conto di tutti i casi segnalati.

Alcuni esempi: Il Giornale, La Repubblica, ancora La Repubblica, Corriere della Sera, ancora Il Giornale, ancora il Corriere. Consultando i link si noterà come la parola “epidemia” sia una costante, così come “allarme”. La campagna mediatica fornisce ovviamente la soluzione alla terribile pandemia: iniettarsi al più presto una salvifica dose di vaccino.

Anche i canali televisivi non si esimono dall’amplificare il tema, e gli esperti interpellati insistono ossessivamente sull’importanza dei vaccini.

L’opera di creazione di un bisogno nella testa dei clienti (i cittadini) basato sulla paura e sull’ansia è esplicita. Impresa facile quando si parla di salute e di morte.

Questa volta però accade qualcosa di inaspettato. Improvvisamente, fra il 3 e il 5 gennaio 2017, lo scenario cambia.

Succede che il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità prendono posizione contro la bufala dell’epidemia spacciata dai media.

Da questo momento tutte le testate gridano ai quattro venti che non c’è alcuna epidemia e cercano di riconquistare la loro verginità. Esempi: il Corriere, il Sole 24 Ore, La Repubblica. La condanna per la psicosi dei cittadini, è unanime.

Per quale ragione le istituzioni hanno taciuto per mesi per poi alzare improvvisamente la voce contro la disinformazione? La campagna di marketing aveva funzionato alla grande, le aziende produttrici di vaccini avevano esaurito le scorte. Ma non erano stati fatti i conti con la rete e l’informazione indipendente.

Un esempio su tutti: il dottor Tancredi Ascani, medico chirurgo di Perugia, il 30 dicembre 2016 pubblica un articolo in cui demolisce con dati inoppugnabili la panzana dell’epidemia. Il pezzo viene poi ripubblicato da Luogocomune il giorno 2 gennaio 2017 e in brevissimo tempo totalizza più di 54 mila visualizzazioni.

La successiva massiccia condivisione tramite i social network da parte degli utenti del sito ne amplifica enormemente la diffusione.

E’ grazie a questo articolo e ad altri come lui che accade l’impensabile: le istituzioni e i giornalisti sono di punto in bianco costretti a cambiare radicalmente atteggiamento in un disperato tentativo di salvare la faccia. Ma avviene anche qualcos’altro.

Il Corriere della Sera il 22 febbraio 2017 pubblica un articolo dove si sottolinea come il 30% di coloro che avevano prenotato la vaccinazione ha cambiato idea e non si presenta più all’appuntamento.

E’ evidente come la decisione di utilizzare la parola “epidemia” si sia alla fine rivelata un boomerang. Questo fatto ci permette di ricollegare quanto successo con la meningite a ciò che sta accadendo in questi giorni con il morbillo. La macchina propagandistica mostra evidenti differenze e correzioni rispetto a quanto fatto precedentemente.

La parola chiave “epidemia” è stata sostituita da un numero chiave: il “230”.

Tutta la campagna di marketing è basata sul concetto di costruire un binomio logico fra la crescita dei casi di morbillo in Italia (+230%) nei primi mesi del 2017 rispetto al 2016 e il calo della copertura vaccinale: Corriere della Sera, Repubblica, Sole 24 Ore, Messaggero, tgcom24, skyTg24, Fatto Quotidiano. Il ministro della Salute Lorenzin non ha dubbi: la colpa è dei genitori che non fanno vaccinare i figli.

Questa volta vengono presidiati anche i social network tramite l’opera di esperti come il Professor Roberto Burioni dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Burioni è una vera star fra gli integralisti delle vaccinazioni e sui social adotta uno stile molto aggressivo. Chi non fa vaccinare i propri figli viene additato come scellerato e irresponsabile.

Il +230% è un dato in grado di colpire l’immaginario delle persone ed è più concreto di una parola come “epidemia” (che comunque viene evocata nell’inconscio della gente senza essere mai usata).

Ma esiste un antidoto per difendersi da campagne mediatiche sempre più determinate e subdole? Certamente sì, basta informarsi e informare con ogni mezzo possibile.

Per fare ciò è indispensabile capire se i due pilastri su cui si basa tutto l’impianto propagandistico (aumento dei casi conseguenti alla diminuzione delle coperture) sono reali.

Tutto sommato è un lavoro semplice, basta andare a vedere i dati ufficiali sulle coperture vaccinali e confrontarli coi dati epidemiologici.

L’Istituto Superiore della Sanità ci mette a disposizione le coperture nazionali dal 2000 al 2015. Prendiamo quelle per il morbillo e mettiamole in un grafico:

Se quanto propagandato in questi giorni è vero, allora negli anni di massima copertura vaccinale, che vanno dal 2007 al 2013, dovremmo osservare un numero di casi di morbillo molto ridotto.

Verifichiamo e prendiamo, sempre dall’ISS, il numero dei casi segnalati negli anni per cui il dato è stato pubblicato (cioè a partire dal 2010):

fonte

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Vediamo come non ci sia alcuna correlazione fra le coperture vaccinali e il numero dei casi segnalati: addirittura in corrispondenza degli anni in cui le coperture cominciano a calare (2014-2015) crolla il numero dei casi.

Il mese di gennaio 2017 è il mese a cui viene riferito il famoso +230% rispetto al mese di gennaio 2016: guardando la situazione degli anni precedenti appare chiaro come sia un mese perfettamente compatibile con una normale presenza di piccoli focolai di infezione, così come ci sono sempre stati indipendentemente dai tassi di copertura vaccinale. I contagi di morbillo seguono la loro tipica distribuzione casuale, alimentati in maniera imprevedibile dalla naturale variabilità dei fattori ambientali.

In tempi di caccia alle fake news questo sarebbe un esempio paradigmatico da perseguire con rigore. Attendiamo le prossime mosse e le prossime “epidemie” nel timore che, per imporre ogni sorta di vaccino ai cittadini, il sistema non potrà fare altro che ricorrere all’imposizione autoritaria. Buon vaccino a tutti.

Fonte articolo:  luogocomune.net

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