La maestra racconta i gruppi whatsapp di genitori:una follia a discapito dei figli.Ecco perchè

gruppi whatsapp genitori follia

Una maestra racconta una tendenza del momento:i gruppi whatsapp creati da genitori : una follia,un’arma a doppio taglio a discapito dei propri figli.

Di  per romagnamamma.it :

In 34 lunghi anni di insegnamento Maria (nome di fantasia), maestra elementare di Ravenna, non si era mai ritrovata nella situazione di oggi: polemiche continue, strumentalizzazioni, parole che vengono amplificate e diventano bombe, a discapito della serenità della classe e dei bambini. Tutto è nato dai gruppi WhatsApp di genitori, che sempre di più appaiono un’arma a doppio taglio: utili per passare comunicazioni più o meno istituzionali riguardanti la scuola, mine vaganti quando ogni minimo problema viene trasformato in una gigantesca diatriba.
Maria, ieri su Romagna Mamma abbiamo scritto un commento sul fatto che i genitori ricorrano ai messaggini per recuperare compiti e quaderni dimenticati dai figli. Anche secondo lei è un modo per deresponsabilizzare i bambini?
“Assolutamente sì. Se cerchiamo sempre di salvare i bambini, creando delle zone cuscinetto, non li facciamo crescere. Trovo davvero assurdo, alle elementari, andare in tilt per un quaderno scordato sotto il banco. Ho come l’impressione che non sia solo un modo dei grandi per proteggere i bambini da una nota o una sgridata dell’insegnante. Trovo sia anche una strategia dei genitori per fare meno fatica: è molto più impegnativo parlare con i propri figli, trasmettere concetti e valori, piuttosto che ricorrere al gruppo WhatsApp e non occuparsi del fatto che il proprio figlio deve essere responsabile delle sue cose. Nella scuola in cui lavoro, poi, abbiamo il registro elettronico: con una password la famiglia può andare a verificare quali compiti siano stati assegnati. Ma forse costa troppa fatica”.
Qual è l’aspetto più fastidioso di questo fenomeno?
“Ogni sillaba detta in classe viene presa, modificata, estremizzata. Non si tiene più conto del fatto che la comunicazione avviene in un certo contesto, che ogni parola ha un’intonazione, che viene accompagnata da gesti. Uno degli ultimi episodi successi nella mia classe la dice lunga: un alunno è andato in bagno ma dopo un po’, visto che non rientrava, la mia collega ha mandato un compagno a verificare che il bambino stesse bene.
Quando il compagno è tornato in classe, ha detto che era tutto a posto: semplicemente, l’amico stava facendo i suoi bisogni. Al suo rientro, la maestra gli ha chiesto se si fosse lavato le mani, spiegandogli che l’igiene è importante quando si va alla toilette. Questa conversazione, riferita a casa e, con molta probabilità, strumentalizzata, ha fatto scoppiare il caso: è stato detto che il bambino era stato trattato male dall’insegnante e definito come un bimbo sporco. Apriti cielo”.Clicca su MI PIACE per seguirci su Facebook

I gruppi WhatsApp hanno affievolito la comunicazione reale tra famiglie e docenti?
“Purtroppo sì. Si è persa l’abitudine a parlare, guardarsi negli occhi, chiarirsi. Anche noi insegnanti sbagliamo, ci mancherebbe. Ma per evitare che ogni fatto diventi ‘il caso’ bisogna mettersi a tavolino e comunicare. Se non torniamo a farlo, ogni chiacchiera viene ingigantita e diventa materia incandescente, non più gestibile”.
Che implicazioni ha, tutto questo, sul vostro lavoro?
“Enormi. Non si lavora più con tranquillità, si teme sempre un nuovo sterile attacco dal genitore di turno, senza possibilità di difesa. Ci si sente presi di mira, in balia del chiacchiericcio generale. Le nuove tecnologie offrono enormi opportunità ma possono anche diventare deleterie. Prima di Natale il messaggio di un genitore mandato su un gruppo WhatsApp esterno a quello della classe ha montato una polemica inesistente sul fatto che avessimo vietato ai bambini di festeggiare il Natale a scuola: sono volate accuse, offese, parole pesanti. E intanto, il Natale, da noi si è festeggiato eccome”.
I bambini, in tutto questo, che parte giocano?
“Sono vittime, vittime consapevoli. Ci riferiscono che, a casa, il ‘bip-bip’ di WhatsApp è continuo. Dopo l’episodio del bimbo in bagno, ho discusso con i miei alunni delle conseguenze di una comunicazione passata male. Hanno detto che, dalle cose dei bambini, i grandi dovrebbero restare fuori. C’è chi ha aggiunto che è sempre necessario guardarsi in faccia per dirsi le cose. I bambini non sono stupidi: a noi riferiscono tutto, i genitori in genere non li mettono al riparo dal delirio dei messaggini, anzi”.
C’è tanta rabbia nelle sue parole: è così?
“Io non sono mai stata così delusa e arrabbiata in tanti anni di insegnamento: ogni problema personale diventa un problema comune. Con effetti pesantissimi su tutti”.

Di 

Fonte:  romagnamamma.it

LEGGI ANCHE:
(Visitato 3 volte, 1 visite oggi)

Vuoi inviarci una segnalazione relativa a questo articolo? Clicca quì per Contattarci

Vuoi ricevere le nostre news tramite Email?Iscriviti alla nostra Newsletter


TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE:
loading...
POST CORRELATI:

Aggiungi un commento con il tuo profilo Facebook,Google+ o anonimo

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.